I viaggi dell’anima

C’è una bella espressione, un po’ passata di moda, ma sempre vera, “Viaggiare con la fantasia”. Si diceva quando viaggiare davvero era una cosa irrealizzabile per i più. E allora si viaggiava con Salgari, con Kipling, con Marco Polo e Giulio Verne, o addirittura con gli storici antichi. Parole come indigeni, selvaggi, schiavi e zulù non erano ancora politicamente scorrette. I bambini sapevano i nomi delle tre caravelle di Colombo - la Nina, la Pinta e la Santa Maria – e sapevano anche che il nome America veniva da Amerigo Vespucci, un grande navigatore italiano.
E poi leggevamo le storie delle Mille e una notte – tradotte dall’arabo da un personaggio di cui varrebbe la pena raccontare, la cui vita è anch’essa una affascinante vicenda che si svolge fra i misteri dell’Oriente , Sir Richard Francis Burton – e conoscevamo almeno di nome il feroce ma saggio Saladino. Per non parlare delle avventure dei “geografi”, precursori dei moderni agenti segreti, spesso diplomatici o inviati dei grandi imperi, che dovevano “scoprire” e “disegnare” pezzi di mondo ancora inviolati. O ancora dei grandi archeologi, come Champollion (lapide di Rosetta) o Schliemann (scoperta di Troia).
Finalmente ho avuto anch’io la fortuna di andare di persona in alcuni di questi posti leggendari, che pensavo appartenessero a un altro mondo, a un altro pianeta. Il pianeta della fantasia, appunto. Andare in oriente, vicino, medio o lontano che sia, non è come andare a Londra, Parigi o Berlino. Ambienti, colori, suoni e odori diversi. Storia e culture millenarie, che conosciamo troppo poco, vuoi per la differenza di costumi, di lingue, di religioni, vuoi per una sottile propaganda “contro”, che si nutre di pregiudizi e preconcetti e fa presa sulla nostra non conoscenza.
Quando abbiamo deciso di andare in Uzbekistan, in Asia Centrale, c’era qualche fermento politico. Tutti a darci dei matti. Ma dove, in questo tormentato mondo, non c’è qualche fermento politico? Quando però pronunciavo la parola magica Samarkanda, allora tutti ci guardavano con curiosità e forse con una certa invidia. Ecco che la fantasia diventa realtà. Ecco che parole come Samarkanda, Buchara, Gengis Khan e Tamerlano, escono dai libri ed entrano nelle nostre cartoline, ma non perdono niente della loro magia. Ecco che da Costantinopoli si parte lungo la leggendaria via della Seta, e quante cose ci sarebbero da dire sulla via della Seta, e si scopre un mondo di poeti e di mistici, chi l’avrebbe mai detto. Come i monaci che stavano in quelle collinette di tufo della Cappadocia, dove il paesaggio è talmente suggestivo e fiabesco che non c’è da meravigliarsi che ospitasse tanti santi e filosofi. E poi la favolosa Persia, e continuiamo pure a chiamarla Persia che è ancora il suo nome, nelle cui città, Shiraz e Isfahan, nonostante le traversie politiche, si respira ancora un’aria da Mille e una Notte. Non solo, si va ancora più indietro nel tempo perché i sacerdoti di Zoroastro – e forse i re Magi erano proprio tali - ci sono ancora e tengono vivo il fuoco perenne nei loro templi, ancora frequentati da numerosi seguaci.
E quando si percorre il Nilo, e i geroglifici sono dappertutto come gli annunci pubblicitari lungo le nostre strade, e si arriva ad Abu Simbel, con il tempio “spostato” sul nuovo lago Nasser, ecco che ci troviamo proprio nel luogo dove due grandi civiltà del mondo antico, gli Egizi dei Faraoni e gli Ittiti, che venivano dall’odierna Turchia, si sono scontrate quasi quattromila anni fa.
Toccare con mano un geroglifico egiziano o visitare una chiesa rupestre della Cappadocia, per me è stato come fare un duplice salto nel tempo, da una parte sono tornata bambina, nei libri di favole e di storia, dall’altra sono andata indietro di migliaia di anni.
E’ stato come dare un senso al passare del tempo e della mia stessa vita.
Molti sono i viaggiatori dell’anima, così li definisco, che hanno cercato di seguire una strada, una strada vera, di terra e di pietra, attraversato fiumi paesi e città, alla ricerca di un mito o di una leggenda. C’è chi chiama questi viaggi pellegrinaggi. C’è persino chi ai nostri giorni è partito da Venezia alla ricerca del Prete Gianni, un mito cristiano nel mondo islamizzato del medio evo, attraversando Turchia, Egitto e Sudan con mezzi di fortuna, fino ad arrivare alle chiese cristiane di Lalibela, la mitica e bellissima “Gerusalemme Etiopica”.
Certo io non farò mai nulla di così avventuroso, come non so se e quando avrò la possibilità di visitare altri luoghi leggendari, vicini o lontani, ma lo spero. E allora so che inevitabilmente la voglia di partire si manifesterà sempre più forte e cercherò di raggiungere materialmente un altro dei miei luoghi dell’anima.

  • Alcuni ibri consigliati:
  • Tutti i libri di Amin Malouf.
  • Tutti i libri di Tariq Ali.
  • Tutti i libri di Nagib Mahfuz.
  • I libri di di Orhan Pamuk.
  • Il cuore perduto dell'Asia, Di Colin Thubron,A. Cogolo, Feltrinelli
  • Shah-in-Shah, di Ryszard Kapuscinski, Feltrinelli
  • Il Grande Gioco, di Peter Hopkirk, Adelphi

 

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