Alla ricerca della vacanza perfetta

Avevo letto alcuni articoli tra cui quello pubblicato sul settimanale Internazionale sulle ricerche di psicologi ed economisti che hanno studiato a fondo le vacanze, facendo anche scoperte inattese; poi ho notato la pubblicità televisiva di un tour operator che manda “controllers” in giro per il mondo, infine ho ricevuto la mail di una nostra viaggiatrice rientrata con grande soddisfazione pochi giorni fa da un nostro viaggio. Così ho raccolto alcune riflessioni da condividere. Nel complesso, per esempio, la ricerca ha evidenziato che fare più viaggi brevi attribuisce maggiore soddisfazione rispetto a pochi viaggi di maggiore durata. Senz'altro, programmare il viaggio e aspettare il momento della partenza è una sensazione piacevole. Viaggiare significa evitare la routine, cambiare scenari, socializzare, conoscere, fare cioè nuove esperienze ma anche riappropriarsi del proprio tempo. Il ricordo però non sarà una media dell'insieme ma soprattutto quello dei momenti più intensi. Il modo nel quale termina il viaggio è veramente rilevante. Gli psicologi la chiamano la regola del “peak-end”, molto più importante di come comincia il viaggio. Altro dato evidenziato dalle ricerche, poi, indica la scelta dei compagni di viaggio come un elemento fondamentale tanto quanto la destinazione. La soddisfazione della vacanza, quindi, tendenzialmente ricordata con più partecipazione di quanto tendiamo ad averne vivendola, deriva da una programmazione accurata, da una consulenza professionale di chi le destinazioni le conosca direttamente e, soprattutto, dalla predisposizione al viaggio senza preconcetti. I migliori “controllers” sono i viaggiatori stessi; e anche questo è fare del turismo responsabile.

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