A spasso sul fiume dei Nove Draghi

Il Mekong, da qualsiasi parte lo guardiate, sarà sempre un luogo splendido. Per i viaggiatori è la più sorprendente ed emozionante porta d'accesso al Sud Est Asistico. Per i milioni di persone che vivono nelle sue vicinanze e per quelli che da esso dipendono per la loro sopravvivenza, il Mekong è più di un semplice fiume.
Il Mekong è il dodicesimo fiume più lungo al mondo. Nasce dall’altopiano tibetano Qinghai e scorre per 4480 chilometri attraverso la Cina, Myanmar, Laos, Cambogia, Thailandia e Vietnam per poi sfociare nel Mare Cinese, nella Provincia Yuannan dove è conosciuto come Lancangjiang o “Fiume Turbolento”. Chiamato anche il “Potente Mekong”, segna i confini nazionali, costituisce la principale via di trasporto e fornisce l’irrigazione per i campi di riso, le coltivazioni di verdure e frutteti, i laghi per la pesca.
A sud il Mekong penetra attraverso la foresta pluviale di Xishuangbanna prima di tracciare il confine internazionale tra Myanmar e Cina. Proseguendo, il fiume scorre lungo la linea di demarcazione tra Laos e Myanmar e poi tra Thailandia e Laos. Quando il fiume entra in Cambogia forma uno dei luoghi più sorprendenti della regione. Durante la stagione delle piogge, tra metà maggio e i primi di ottobre, invece di rompere gli argini e causare inondazioni, il Mekong si tuffa nel Tonle Sap, il lago più grande dell’Asia del Sud Est, che serve ad irrigare una delle più grandi e fertili piantagioni di riso del mondo. Anche i Cambogiani hanno un loro modo di chiamare il Mekong, e cioè Tonle Thom ,o Grande Acqua.
Abbandonando il territorio cambogiano, il fiume attraversa quindi il Vietnam. La popolazione lo chiama Cuu Long o Nove Draghi ed è qui che il Mekong forma una dozzina di piccoli fiumi che danno forma all'omonimo Delta, prima di sfociare nelle acque tropicali del Mare Cinese del Sud.
Il fiume gioca un ruolo d'importanza vitale negli stati del suo bacino meridionale, vale a dire Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. Per tutti, il Mekong è una sorgente di irrigazione e una fonte inesauribile di pesce, tanto che il 70% delle proteine consumate dai cambogiani deriva direttamente dal pesce del fiume. Complessivamente, circa l'80% della popolazione che vive nel bacino meridionale dipende dal fiume per il proprio sostentamento, sia che si parli di pesca, sia che si parli di orticultura.
Purtroppo è lo sfruttamento idroelettrico a costituire un grosso rischio per la vita del fiume. Dagli anni ’60 in poi non si contano i progetti di dighe sul Mekong, realizzati o rimasti sulla carta.
Nel 1980 il corso del fiume quasi non era cambiato rispetto a quando venne esplorato, nel 1866, dalla prima spedizione europea che creò una mappa completa del suo corso. Non solo non vi erano dighe, ma una consistente parte del fiume non poteva essere navigata a causa della grande barriera delle Cascate Khone, situate proprio sopra la frontiera tra Cambogia e Laos, oltre alle innumerevoli rapide che segnavano il suo corso in Laos e in Cina.
La prima diga del fiume, nella provincia cinese dello Yunnan, è stata ultimata nel 1993 ma è solo la prima di una serie: altre due sono già in funzione, tre in costruzione e altre sono in fase di progetto, soprattutto da parte del Laos, uno dei paesi più poveri al mondo che, sfruttando le acque del fiume per la produzione di energia, punta a divenire la “riserva energetica” di tutta la regione. Fortunatamente, pur in controtendenza rispetto al passato, la Commissione del Mekong, grazie anche alle rivolte degli ambientalisti, ha preso tempo preoccupata non solo per le conseguenze ambientali ma anche per quelle economiche: la barriera di cemento armato impedirebbe la migrazione annuale di moltissimi pesci e del Pesce gatto gigante, uno dei simboli del fiume più a rischio. Non solo: alcuni studi hanno rivelato che l'impatto maggiore si avrebbe dall'innalzamento del livello dei mari, che causeranno l'inondazione del Delta, e dall'incremento delle precipitazioni, che potrebbero provocare piene devastanti già a partire dal 2030.

I commenti sono chiusi